Mia moglie…Annamaria

Le ingorde abbuffate di “pastecresciute e crocchè nella storica, e tuttora esistente, friggitoria in piazzetta Fuga, all‘uscita dalle medie “Viale delle Acacie”.

In quella scuola, durante l’ora di educazione fisica, vidi per la prima volta Annamaria. Mi colpì perchè, al posto della tuta, indossava dei pantaloncini bianchi sotto la gonna. La rincontrai qualche anno dopo, al G.B.Vico, in primo liceo: avevamo sedici anni e frequentavamo la stessa  classe. Da allora siamo stati sempre uniti. Forti del solido patrimonio lasciatoci in eredità dai nostri genitori (una sana educazione, onestà, lealtà e sentimenti semplici), abbiamo costruito insieme tutto quello che abbiamo, tra gioie e difficoltà. Non è molto, ma per noi è il massimo che si possa desiderare. Al suo amore e ai suoi sacrifici di moglie, prima, e poi, anche di mamma devo, in particolare, la grande soddisfazione e la continua gratificazione che provo nel sentirmi pienamente realizzato nel lavoro. Se tornassi indietro nel tempo, rifarei esattamente la stessa bellissima esperienza maturata sino ad ora.

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